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Storie da una Contadinner _ Marco Caiaffa

16 giugno 2017 | | Contadinner

Nel 2014 Marco Caiaffa, insieme alla sua famiglia, fonda l’azienda vitivinicola a Cerignola, dopo anni di studio, degustazioni domenicali nelle Langhe e un master in Spagna per approfondire le biotecnologie del vino.

 

Mi piacciono gli insetti. Hai visto le etichette dei nostri vini? È da quando sono piccolo che guardo gli insetti e ho chiesto a mio padre di comprare le videocassette, quelle delle raccolte de Agostini che prima andavano di moda. Mi piace osservarli, fotografarli non ne parliamo. Se ci sono loro, gli insetti, vuol dire che tutto è in regola e che ti puoi fidare. Prova a prendere una manciata di terra dalla mia vigna, ti ritrovi lombrichi e millepiedi tra le dita e questo è positivo. Significa che non sono stati usati pesticidi e che il terreno è vivo.

Le vigne nelle Langhe seguono la pendenza delle colline e ondeggiano come il mare. Non ho parole per descriverne la bellezza anche se io non amo molto i piemontesi. Storia vecchia che risale ai Savoia, a quando ci hanno conquistato, ma ho imparato davvero tanto ad Asti. Ho imparato ad avere rispetto per il vino e questa è una cosa importante per chi fa questo lavoro. Il vino ha una vita propria e necessita del rispetto che in genere si dà agli organismi viventi. Ero in Piemonte quando ho vinto la borsa di studio perché studiavo, ma anche perché sono stato l’unico ad averne fatto richiesta e dovevo scegliere se fare il master a Montpellier o a Madrid. Ci ho pensato a lungo e alla fine ho scelto la Spagna, le biotecnologie che mi affascinano tremendamente. Certo le vigne in Francia sono un incanto, la terra della vite, ma sono troppo perfette e io non mi fido. Bisogna vedere se ci sono gli insetti, mettere le mani nella terra per stanarli. Se non ci sono il vino è morto.

E poi volevo qualcosa di più’, di diverso: volevo studiare i lieviti. La gente si è scervellata. Ha dato davvero di matto perché non ci riusciva a capire come fosse possibile che l’uva diventasse vino. Secoli fa si pensava ai miracoli, poi è arrivato Pasteur nell’ottocento a parlarci dei lieviti, di questi piccoli organismi che vinificano. Il succo di uva è fatto principalmente di acqua e zucchero, e i lieviti mangiano lo zucchero e cagano alcool. Ecco come nasce il vino. Ma dove nascono questi lieviti? Come raggiungono l’uva? Adesso si scopre che c’entrano gli insetti. Questi animali hanno incredibili risorse e sono i responsabili della fermentazione del vino. Il merito è il loro. Vespe e calabroni. Li ho omaggiati con una bella etichetta, ho scelto un millepiedi per la bottiglia di un vino spumante che facciamo noi, il Myria.

Ho lavorato in diverse aziende prima di tornare a casa, sono stato in Toscana, in Abruzzo, poi in Puglia. Prima in Salento, e dopo in un’azienda che produceva in grandi quantità. L’esperienza è utile a capire che quello che sai è poco, ma soprattutto che quello che sai potrebbe essere sbagliato. Ho capito che si sbaglia, si sbaglia eccome. Ho avuto l’onore di conoscere due consulenti esperti, gente che ha dedicato la vita allo studio e al vino. Tu credi che gente così non possa mai sbagliare e invece sbagliano perché è nella natura dell’uomo, si sbaglia. Gli enologi non sono maghi e tutto quello che c’è sui libri non è definitivo. Della Puglia si dice che non può produrre vino, specialmente vino bianco. Lo scrivono sui libri, lo scrivono quelli del nord e non è vero. Noi pugliesi facciamo vini bianchi eccezionali che pian piano si stanno conoscendo e apprezzando. Io sono tornato perché questa terra ha una varietà e un potenziale incredibile: ma l’hai visto il Gargano?

E’ stata dura, ti dico che è stata dura. Ho girato un sacco, giro tuttora. Ho telefonato a centinaia di persone, ho partecipato a così tante fiere e a così tanti eventi che ho perso il conto. Ci ho creduto e non ho mai smesso. C’è tanta burocrazia ma se ti ci metti, una mano la riesci ad avere. Ti devi sbattere, devi fare sotto e sopra, avanti e indietro. Spesso le istituzioni sono lente, devi chiamare, chiamare, chiamare ancora. Ci devi stare dietro. Però a un certo punto le cose hanno iniziato a muoversi diversamente. Hanno cominciato a sceglierci all’estero e questo ci ha dato forza. La cosa va, funziona. Ce lo siamo detti.

Abbiamo ricevuto due premi, uno dei due per il packaging. L’etichetta del vino ti racconta il vino, te lo spiega e quindi ha un valore enorme. I premi sono forse delle cavolate ma ti danno soddisfazioni. Ti dimostrano che sei sulla strada giusta.

Io curo la produzione, l’enologo sono io, ma adesso mi occupo anche della parte commerciale. Siamo in pochi, la nostra azienda segue la sostenibilità come un faro. Ciò che è piccolo è sostenibile e ci puoi trovare la qualità.

Io continuo a studiare, sono uno scienziato. Non mi metto a fare gli esperimenti e non sono un genio ma credo ciecamente nella verifica empirica. Nell’ipotesi e nelle infinite prove che seguono. Bisogna aprire gli occhi perché circolano tante notizie false. Occorre verificare, informarsi, studiare. Per la mia azienda il biologico è una cosa serissima, noi non usiamo pesticidi punto. Sono dannosi, intaccano il vino, lo annientano nella sua parte più vera. Chi usa insetticidi sceglie una scorciatoia breve e nociva quando basterebbe usare gli insetti. Gli insetti buoni contro quelli cattivi. Crei una specie di guerra giusta, perché gli insetti buoni sconfiggono quelli cattivi che guastano l’uva. È la natura che si fa giustizia da sola.  Si chiude il ciclo, nel senso che lo si tiene unito e vivo.

 

Valeria Caravella

 

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