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Storie da una Contadinner _ Luca Intenzo

6 settembre 2017 | | Contadinner

Tre fratelli, ventimila metri quadrati di terra a Orsara di Puglia e un laboratorio agricolo in arrivo.

Ero molto giovane quando mi sono trasferito a Rimini per lavoro ed ero ancora giovane quando da Rimini me ne sono andato, perché quelli dell’agenzia del lavoro, si sa, sono i primi che le fabbriche mandano a casa. All’epoca mio fratello Fedele aveva cominciato ad interessarsi di agricoltura, si dava da fare sul terreno di mia madre, due ettari coltivati a grano. Due ettari… c’è chi ci prende in giro per questo, secondo loro non ne vale la pena, gli imprenditori agricoli hanno a che fare con ben altri numeri e in agricoltura i numeri hanno ancora la loro importanza.

Mi chiamo Luca Intenzo e “alla domanda quanti ettari di terra hai” io rispondo ventimila metri quadrati di terreno, non uno di meno. Località Spuntoni.

I primi anni coltivavamo il grano, in Italia nel 2009 c’era la crisi, io avevo perso il lavoro e a casa eravamo tre fratelli con poca terra e poche speranze. Oltre a questo non possedevamo nessuno strumento, nessun attrezzo, mancava perfino l’impianto idrico: non avevamo l’acqua. Quei due ettari di terreno rischiavano di essere davvero soltanto due ettari di terreno se continuavamo su quella strada. Ma ero tornato a casa, avevo ripreso a respirare l’aria buona, la terra ti prende dentro, non so come spiegarlo, ti lega, ti tiene. Se non fosse stato che mi sentivo così bene a casa mia, in campagna, forse avrei preso altre strade.

Nel 2009 io e i miei fratelli investiamo tutti i nostri risparmi per comprare un trattore usato, costruire un piccolo edificio per ripararci in caso di pioggia e metterci dentro gli attrezzi. Installiamo finalmente un impianto idrico. Cominciamo a coltivare verdure, legumi, ortaggi. Lo facciamo con tutta le dedizione di questo mondo, con il metodo dei vecchi contadini, con la tradizione. La nostra filosofia di base è che noi siamo quello che mangiamo e continuiamo a ripetercelo come un mantra.

Poi nel 2015 c’è l’alluvione e perdiamo tutto. Il trattore usato finisce dentro il torrente, l’edificio che avevamo costruito per metterci dentro le nostre cose è da rifare. Il terreno è andato. Ma c’è dell’altro, qualcosa su cui gli eventi disastrosi ci costringono finalmente a riflettere.

Coltiviamo e produciamo da qualche anno prodotti biologici di primissima qualità, non usiamo fertilizzanti, nessun tipo di veleno, non affatichiamo la terra, non la inquiniamo. Eppure i nostri prodotti vengono puntualmente scartati. Non tutti ma una grande parte. Secondo le leggi del mercato non sono abbastanza “perfetti” Basta una macchiolina su una melanzana e la melanzana viene buttata nel cassonetto.

Non potevo crederci.

Era la fine? Dovevamo davvero mollare tutto? I nostri venti mila metri quadrati di terra, abbandonarli?

I risparmi li avevamo già usati nel 2009 e anche se fossimo riusciti a rimediarne degli altri ci saremmo scontrati di nuovo con la storia dei pomodori perfetti, le zucchine prestanti, le melanzane lucenti. In natura non c’è niente che sia uguale a se stesso, la perfezione sta proprio nell’imperfezione e scegliere i suoi frutti più belli è un controsenso, un errore. In pratica ti dai la zappa sui piedi.

Poi, un’idea. Oppure una speranza. Siamo testardi, forse perché abbiamo la certezza che facciamo cose buone. Il nostro scarto è nutriente e affidabile.

Ricompriamo gli attrezzi, fertilizziamo di nuovo il terreno e chiediamo un aiuto alla regione con il fondo NIDI per la costruzione di un piccolo laboratorio di 30 mq. Il nostro obbiettivo è di preparare patè, sughi, marmellate e confetture. Trasformare quello che il mercato scarta e getta via perché è troppo vero per essere bello!

La speranza è che con la vendita di questi prodotti anche online possano arrivare dei guadagni per continuare il nostro lavoro. Io non desidero altro. Voglio proteggere la natura, i suoi frutti, è un desiderio che quando lavori con la terra ti cresce dentro, ogni giorno di più.

Ora attendiamo i certificati, poi avremo anche un nome, un sito, una pagina Facebook. Con questo laboratorio forse c’è una strada, anche per i ragazzi del paese. Con un piccolo pezzo di terra si può fare molto. Bisogna cambiare la strategia.

La storia di Luca, Fedele e Ivano Intenzo parla di resistenza alla fatica, al disastro ambientale, alla cattiva agricoltura. Parla di un piccolo terreno e un grande progetto agricolo. Ma nessun terreno è piccolo se le idee sono grandi e se c’è qualcuno che lo protegge e lo sa sognare.

 

Valeria Caravella

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