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Storie da una Contadinner _ Andrea Lobuono

20 dicembre 2017 | | Contadinner

 

La storia di Andrea e Leonardo, i due giovani fondatori della Visual Drone. Il motto di Andrea è sempre stato “distinguersi per non estinguersi”, parole che ha seguito alla lettera durante il suo percorso.

 

A Foggia ci sono circa duemila geometri e Andrea è uno di questi. Non gli dispiace far parte dei grandi numeri, l’importante è avere una possibilità. E come negarla a uno studente di vent’anni, volenteroso, con tanta voglia di imparare e praticamente disposto a tutto pur di averne una?

Serviva dell’ottimo caffè, faceva fotocopie, rispondeva al citofono, al telefono, al cellulare anche. Si rendeva molto disponibile nella speranza che il suo momento, presto o tardi, sarebbe arrivato, il suo turno per fare qualcosa: un rilievo, una misurazione, una di quelle cose che i geometri fanno e per cui Andrea geometra vuole esserlo.

Il suo momento però non arrivava e Andrea, letteralmente, stava scomparendo. La sensazione è davvero tremenda e sono in molti ad averla provata, tu che leggi questa storia sai bene di cosa si tratta.

Siamo in Italia, è così che funziona anche se, ragionandoci, essere un geometra in una città che ne contiene oltre duemila non è conveniente. Quando si è in tanti a fare una stessa cosa emergere è difficile. Andrea è ancora un geometra, non ha cambiato mestiere ma qualcosa l’ha cambiata, ha dovuto farlo per sopravvivere.

Ha cambiato 15 studi professionali perché la speranza è davvero l’ultima a morire e poi, alla fine, ha cambiato rotta.

Scopre un giorno che esiste un corso di formazione della ragione e una delle specialità è la cartografia. Già la parola in sé è è piena di fascino, rimanda alla natura, al mare, al grande che si fa piccolo per poter essere compreso e visto con occhi umani.

Il corso è duro, difficile, a cominciare dalla selezione, ma per fortuna si salvano, Andrea e Leonardo (Leonardo Mansueto, il ragazzo nella foto a sinistra) studiano, partecipano ad uno stage e qualcuno si accorge di loro, arriva una proposta di collaborazione, sono felici.

Si aggiungono altre prospettive, si aprono nuove strade, i due giovani ragazzi cominciano un percorso nuovo presso lo studio Vega e scoprono i droni.

“Ho sempre desiderato volare. É stato il mio sogno da bambino, non ne avevo nessun altro. Non c’era nella mia mente di bambino uno spazio per i droni, io sognavo aerei e immaginavo di essere un pilota coraggioso e instancabile. La realtà è sempre maledettamente diversa ma i droni non sono male. Anzi, scopro che mi piacciono e parecchio”.

A questo punto comincia la caccia al tesoro, occorrono soldi e non pochi. Andrea e Leonardo desiderano acquistare un drone per fare i rilievi e per aiutare lo sviluppo dell’agricoltura in Puglia. Desiderano creare un proprio spazio in cui investire energie e tempo.

Con i droni è possibile realizzare un’agricoltura di precisione che consente di non sprecare terreno. Si possono raccogliere talmente tanti dati, una banca dati dalle proporzioni vertiginose che consente di gestire la terra in un modo più giusto, salvaguardandolo e aumentandone la produttività. Si può ridurre lo spreco di acqua, e l’uso di pesticidi. Un’impresa che vale, dunque. Solo che il drone in grado di compiere questi piccoli miracoli e che ha la forma di un aeroplano costa 40.000 euro. Non un euro di meno. Passa un sacco di tempo, il progetto in un primo momento non viene approvato, si soffre. I fondi ci sono ma sembra che non ci sia un modo per accedervi e Andrea ci rinuncia. Nel senso che non ci pensa più. Viene impiegato in un ufficio a San Severo dove si occupa di sicurezza sul lavoro, ottiene un contratto a tempo indeterminato. La vita scorre serenamente, certo noiosa, spesso con dei vuoti di senso simili a dei buchi neri, ma scorre.

Poi una mattina arriva la telefonata. Ci sono i soldi.

“Avrei dovuto essere felice ma in realtà stavo malissimo, il mondo mi crollava pezzo per pezzo addosso, io un lavoro ce l’avevo, uno stipendio assicurato forse per l’eternità e sì che non ero felice, ma non ero povero. La mia famiglia mi è stata vicina, grazie a lei ho trovato le forze per guardarmi dentro e capire cosa volessi davvero. Pilotare il mio piccolo aereo, misurare la terra dove vivo, trascorrere giornate intere nella natura e sentirmi bene con me stesso. Non si trattava solo di un sogno il mio, né di ambizione, c’entrava il benessere che è una questione molto seria. Un benessere fisico e mentale”.

Andrea si licenzia e oggi, lui e Leonardo, non è che se la passino sempre bene, non è semplice avviare un’azienda, partire da zero, essere giovani, molto giovani, ma pian piano la Visual Drone cresce, aumentano le collaborazioni, è in ballo qualcosa di innovativo, di unico, la gente lo capisce. Le soddisfazioni non tardano ad arrivare.

“Vazapp all’epoca è stata la molla che mi ha spinto a considerare l’utilizzo dei droni nel campo agricolo. Giuseppe mi ha messo in contatto con l’agronomo Michele di Cataldo, e così ci siamo seduti a tavolino e abbiamo cominciato a parlare di agricoltura 4.0. L’innovazione ci ha consentito di ottenere i fondi con più facilità e ci consente oggi di lavorare meglio, senza un eccesso di competizione che alla fine dei conti serve solo a paralizzare il mercato. L’agricoltura ci permette invece di restare qui, nella nostra terra che è grande, enormi spazi, estese campagne, un bene da proteggere a ogni costo”.

Il motto di Andrea è sempre stato distinguersi per non estinguersi e la sua esperienza ne è una diretta testimonianza: “vorrei dare un consiglio a chi come me ha una sua idea di lavoro e che ha difficoltà a realizzarla. Mettetevi alla ricerca del modo il prima possibile. La burocrazia vi renderà le cose difficili e le strade per arrivare all’obbiettivo appaiono spesso labirintiche, ma si può. Non è un salto nel vuoto anche se avrete spesso quella sensazione. Puntate all’innovazione, a qualcosa che vi differenzi, che porti in sé il vostro segno distintivo. Esistono istituiti che forniscono supporto e ci sono fondi che si possono reperire. Occorre molta pazienza e determinazione, ma io so che si può”. 

 

Valeria Caravella

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